Prendi quello arancione
Un fatto sorprendente mi ha colto alla sprovvista: il 4 gennaio il 36 (forse l’avevo già detto qualche altra volta, a Bologna non esistono luoghi, ma numeri civici: il 36 = la biblioteca di Discipline umanistiche in via Zamboni 36) nel pomeriggio è chiuso. Con buona pace della tesi, sono andato a farmi un giro per librerie alla ricerca di un libro che mi serve per la tesi, libro che in Sala Borsa è in prestito da settimane, e l’altra biblioteca che lo ha, guarda un po’, è chiusa. Ovviamente nessuna libreria ha il libro che ero anche disposto a comprare pur di laurearmi, ma non è questo il punto. Questa è solo un’introduzione.
La libreria più affollata che ho visitato era MelOutlet, uno spin-off di MelBook che vende libri usati a prezzi vantaggiosi. Ho attribuito il fenomeno alla crisi. In MelOutlet però sono andato solo a fare un giro, perché il libro che dovevo comprare è stato pubblicato di recente e non speravo certo di trovarlo lì ‒ anche se non si sa mai, a qualcuno può non essere piaciuto, qualcuno può aver ricevuto un doppione da Babbo Natale, guardare non costa niente.
Ora faccio una premessa di quelle che si scrivono con la coscienza sporca per mettere le mani avanti e dire che non è come sembra, come quelli che dicono «Non sono razzista, ma…». Quello che sto per scrivere potrebbe sembrare un po’ snob, da intellettualoide elitario che poi alla fine legge tre o quattro libri all’anno e gli va bene che resta comunque ampiamente sopra la media nazionale, ma non è come sembra. Non voglio giudicare nessuno: sto solo esponendo dei fatti.
Il primo ‒ Narrativa ‒ è che c’erano due ragazze apparentemente normali che giravano attorno al banco coi libri in super offerta al 50% e toccavano, sfogliavano, leggevano seconde, terze e quarte di copertina. Poi in tutta fretta una delle due rimette tutto a posto e dice all’amica: «Sai che c’è? Compro l’ultimo di Fabio Volo, tanto ce li ho tutti» e l’amica non le ha detto niente, l’ha seguita fino all’espositore su cui era messo in bella mostra l’ultimo di Fabio Volo dalla copertina rossa, tutto splendente, e non ha neanche provato a insinuarle il sospetto che se l’ultimo di Fabio Volo era già finito da MelOutlet in diverse copie doveva esserci qualcosa sotto. Io al posto suo lo avrei fatto.
Il secondo ‒ Classici ‒ è che mentre stavo guardando tutti i classici che non ho mai letto e che vorrei leggere quando sarò disoccupato, alle mie spalle una ragazza chiedeva consiglio a un ragazzo per scegliere tra due libri che aveva in mano. Bene, forse sono strano io, ma quando devo indicare un libro in un insieme di due libri, lo chiamo per autore (es. Manzoni o Pirandello? Pirandello); quando devo indicare un libro in un insieme di due libri dello stesso autore, lo chiamo per titolo (es. Uno, nessuno e centomila o Il fu Mattia Pascal? Uno, nessuno e centomila); e quando devo indicare un libro in un insieme di due libri dello stesso autore che hanno lo stesso titolo e la cui differenza potrebbe essere l’editore (o altro), lo chiamo per editore (es. Mondadori o Einaudi? Einaudi) (o altro). Perciò quando il ragazzo le ha consigliato di prendere quello arancione mi ha davvero sorpreso.