Ho 28 anni e sono un tirocinante. Oggi mi hanno mandato a prendere i caffè.
Al bar c’è una barista carina che guardo sempre. Oggi ha provato a indovinare: «Un caffè».
«No, quattro. Da portar via. Uno macchiato», le ho risposto.
Il quarto caffè le è sfuggito di mano e se l’è versato sul braccio. Si è scottata e ha esclamato: «Porca Madonna!»
Volevo dirle: “Non fa niente, tanto il quarto è per il tirocinante (che sarei io), anzi mi dispiace che ti sia scottata col mio caffè, guarda non lo voglio più, ché mi fa pure male, davvero, lascia stare”, ma intanto c’era altra gente che urlava «Due caffè d’orzo e un caffè lungo!» «Un marocchino e un macchiato!» «Due normali e uno corretto!» «Due cappucci e un macchiato lungo!» (giuro), quindi ho evitato di confonderla di più.
Sono rimasto fermo a guardarla come un normale cliente che aspetta il suo quarto caffè, e ho notato che aveva le braccia molto muscolose per essere una donna. Me la sono immaginata in palestra a sollevare bilancieri da 40 chili.
Ok, non era così muscolosa, ma la fantasia corre e ormai non potevo farci niente. Ammetto di aver fatto un po’ di sforzo per trovare graziosi i suoi bicipiti, che ha usato per sollevare i miei quattro caffè.
Mi ha detto: «Tieni i tuoi caffè». Le ho risposto: «Grazie», ma non so se mi ha sentito.
Sono tornato in ufficio stando molto attento a non farli cadere.
“In fondo i bicipiti si possono sviluppare anche facendo danza classica”, mi ripetevo.
Oggi è una giornata stupenda e mi piacerebbe passare il pomeriggio ai Giardini Margherita, ma dopo aver condiviso su facebook un post di Giovanna Cosenza mi hanno chiesto che cosa penso di Matteo Renzi, o meglio, mi hanno chiesto perché credo che Matteo Renzi sia di destra, perciò scrivo due righe sull’argomento e poi vado a farmi una passeggiata.
Non credo che Renzi sia più di destra di Bersani o di chiunque altro nel Pd. Credo che il Pd sia un partito liberista più liberista dei liberisti. Per intenderci, escludendo l’uscita di Tremonti sulle spiagge in concessione a privati per 90 anni, per certi versi persino il Pdl è più statalista del Pd.
Se dal 1991 a oggi hai votato Pds e poi Ds e poi Pd, sei di destra, anche se credi di essere di sinistra.
Se hai votato Pd e le sue precedenti forme, hai voluto il pacchetto Treu, hai voluto le liberalizzazioni, hai voluto la sinistra che applaudiva il Labour di Tony Blair: la sinistra liberista. Complimenti.
Non ci vuole un genio a capirlo. Anche se sei troppo scemo per capire i giornali -
- ti basta andare alla Festa dell’Unità al Parco Nord per scoprire che non è altro che una gigantesca e tristissima fiera del lusso medio-borghese.
È più proletario Berlusconi che porta in gita i pensionati e gli regala il panino.
Detto ciò, innanzitutto io non credo che Renzi sia di destra, o comunque non più di destra di Bersani, per me il discorso destra/sinistra riguardo Renzi si può chiudere qui: sta nel Pd, è del Pd. Quando passerà al Pdl, sarà di destra.
Resta però il problema che: piace a quelli di destra, quindi è di destra.
No. Questo è il discorso del cazzo da tifosi del cazzo che la così detta sinistra dura e pura tende a fare sempre (1). Considerando che il Pd non è mai andato troppo oltre il 30%, se domani si andasse al voto e Bersani prendesse il 50% più 1, diremmo che Bersani è di destra, perché evidentemente avrebbe preso i voti dell’elettorato di destra?
Suvvia. Se Bersani fosse così bravo da spiegare agli elettori di destra che ha fatto più cose di destra il Pd che Berlusconi, avremmo il Pd al governo per i prossimi 20 anni. Anzi, se vogliamo dirla tutta, è molto più strano che Bersani piaccia a quelli di sinistra, e non che Renzi piaccia a quelli di destra.
Tutto ciò conferma quanto detto da De Mauro, e cioè che sì, è vero, gli italiani sono un popolo di capre che votano con la pancia. Del programma politico di Bersani o Renzi poco ci frega. Diciamo che il vero valore dei due va misurato con la rispettiva capacità di attirare voti.
Messe così le cose è facile rendersi conto che, essendo un esponente del Pd, Renzi è una gigantesca risorsa per il Pd in questo momento: è l’unico uomo in grado di portare il Pd oltre il 30%, e, secondo alcuni sondaggi, oltre il 40%. Fico, vero? Però bisogna sbrigarsi, perché se no ci bruciamo pure Renzi.
Due o tre anni fa Vendola sembrava essere il candidato premier di tutti, c’erano le Fabbriche di Nichi, e non solo, che premevano per fare subito le primarie e incoronare Vendola leader della coalizione di centro-sinistra e poi premere per le elezioni anticipate e poi votare e poi avere un gay comunista presidente del Consiglio, ma ovviamente ciò non è successo e intanto Vendola ha passato più tempo in tv a fare interviste che in viale Capruzzi a fare il governatore, e il risultato è che si è bruciato mediaticamente (2) e contemporaneamente non ha avuto il polso necessario a gestire due o tre questioncine di un certo peso nella sua Regione – Ilva, inceneritori, ospedale di Taranto.
Per questo bisogna sbrigarsi. Sicuramente pure Renzi ha degli scheletri nell’armadio: io non sono fiorentino e ora non voglio perder tempo a informarmi, ché fuori il sole ci sarà ancora per poche ore, ma chiediamo a un fiorentino che cosa pensa di Renzi -
- e magari scopriremo che qualche cazzata come amministratore l’avrà pure fatta. O semplicemente dopo un po’ la tiritera dei rottamatori e della rottamazione inizierà a stufare, e avremo bisogno di un’idea nuova di cui innamorarci. Renzi invecchierà, si rottamerà e via.
Se la sinistra vuole vincere in Italia secondo me deve fare le seguenti cose che non farà mai:
1) fare delle primarie farlocche al più presto, candidando Renzi e un altro sfigato a caso
2) incoronare Renzi con un plebiscito
3) sostenere compatta Renzi, anche Sel
4) andare alle elezioni a luglio o al massimo a ottobre (ma a ottobre potrebbe già essere troppo tardi)
5) vincere le elezioni
6) fare un governo di sinistra, oppure uno di destra, purché sia un governo
In pratica la Sinistra – tutta la Sinistra – deve capire che se nel loro partito c’è un esponente che qui e ora piace alla maggioranza dell’elettorato (proprio e altrui, qualunque cosa questo significhi), quell’esponente, qui e ora, deve essere il candidato. E quella persona deve portare tutto il partito in Parlamento e fare un governo stabile e duraturo. Dopo di che, che questa persona si chiami Bersani o Renzi o Civati (3), sticazzi, sempre meglio che fare i duri e puri extraparlamentari.
Ciò che conta è salire sul carro del vincitore – una cosa che normalmente vuol dire essere voltagabbana e voltabandiera, ma in questo caso no, perché, cari amici del Pd,
il carro del vincitore è il vostro carro, e tutto ciò che dovete fare è smetterla di buttarvi giù dal carro mentre avanza.
Al contrario, bisogna dare l’assalto al carro del vincitore, salirci tutti in massa. Più gente di sinistra appoggia Renzi, più gente di sinistra entra in Parlamento, e più gente di sinistra rischia di avere pure un Ministero. E questo non vale solo per Renzi (che tanto sicuramente si brucerà), ma anche e soprattutto per i prossimi leader di sinistra da cui sentirete di dover prendere le distanze.
Detto ciò, guai a chi mi dà del renziano. Lo sanno tutti che secondo me l’unica speranza che ha l’Italia è che arrivi un Fidel Castro e ci imponga di campare a riso e fagioli per i prossimi 50 anni.
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(1) A proposito, quando Nenni disse che c’è sempre uno più puro che ti epura, non poteva immaginare il destino della sinistra italiana: la regola a sinistra è che c’è sempre uno più puro che si epura. In fin dei conti il Pd è un partito di destra perché nel corso del tempo i duri e puri di sinistra si sono auto-epurati. Prima Rifondazione Comunista, troppo dura e pura per restare nel Pds, e poi Sinistra Democratica, troppo duri e puri per stare nel Pd. E si è visto che fine hanno fatto, e come si sono ulteriormente autoepurati nel corso degli anni. Ora Vendola sembrerebbe averlo capito sulla propria pelle – e, curioso, è l’unico ad essersi autoepurato con successo nella storia della Sinistra italiana.
(2) Del suo eloquio che due anni fa sembrava ispirare le masse, parlando agli umili e ai colti, alla testa e al cuore, incarnazione della sinistra intellettuale e proletaria, la poesia e i fatti, il pane e la libertà di Giuseppe Di Vittorio, ormai la gente si è rotta il cazzo.
(3) Civati è uno in gamba, altro che Renzi, ma lasciamo stare.
Ok, ho trovato l’argomento giusto per scrivere il mio primo post dal telefono.
C’è questa miniserie inglese che si chiama Black Mirror e parla del nostro legame con i nuovi media. L’ho conosciuta l’anno scorso, me l’aveva consigliata un amico, ma la mia agenda culturale è così piena di impegni che sono riuscito a vederla solo questa settimana.
Ecco un elenco di ragioni per cui guardare Black Mirror.
Innanzitutto ne vale la pena perché non porta via troppo tempo: sono solo tre episodi da 50 minuti per stagione, e tutti indipendenti l’uno dall’altro. Le stagioni sono solo due – ma spero almeno in una terza.
È molto curato l’aspetto tecnico, che non ha niente a che vedere con le americanate – né, ovviamente, con la produzione nazionale.
Sul piano del contenuto abbiamo delle storie molto ben scritte, che si basano sulla interessante idea che oggi abbiamo strumenti sufficienti perché una società da romanzo di fantascienza non sia una distopia, ma una possibilità.
Gran parte dell’opera è fatta da cose molto familiari: diffusione degli smartphone (come quello da cui sto scrivendo in questo momento), presenza di informazioni online, spettacolarizzazione della realtà, e basta. Bastano questi pochi elementi per creare mondi in cui il potere politico si piega ai ricatti di figure eversive che sanno comunicare meglio (1), oppure mondi in cui la vita è un reality di massa, o, infine, mondi in cui le possibilità di usare la memoria in cloud sono portate al limite estremo, con conseguenze di forte impatto sulla vita privata del singolo.
Vale davvero la pena vedere tutti i sei episodi, e poi farsi delle domande. Io, ad esempio, ora mi sto chiedendo perché scrivo dal telefono pur avendo il pc davanti a me, acceso. Sul serio.
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(1) L’ultimo episodio della seconda stagione parla di una cosa che in Italia è già successa.
Una vita fa, nei primi anni 2000, una persona mi chiese di andare a casa sua a installargli WinMx.
Lo dico per i pischelli e per quelli che hanno iniziato a usare la Rete dopo aver visto uno spettacolo di Beppe Grillo: WinMx era un programmino di file sharing comparso dopo la chiusura di Napster.
Sarà stato il 2002 o al massimo il 2003(1). Non so quale uso volesse farne questa persona, ma andai a casa sua e feci per lui quella semplicissima operazione: download, installa, registrazione; e dopo un breve corso di formazione, perché fosse autonoma.
Non ci persi troppo tempo, era tutto abbastanza facile. Di qui si cerca, doppio clic e inizia il download, e in 2-3 giorni puoi avere – se te la senti di violare la legge e rubare dei soldi ai Metallica – un mp3 sul tuo hd. Fantascienza. Gli mostrai come gestire i download, cosa significa Queued, mettere in pausa un download o eliminarlo, poi giusto le cose fondamentali delle impostazioni, qualche sciocchezza tipo le opzioni sfondo bianco/sfondo nero, e infine la parte che oggi chiameremmo “social”: una serie di chatroom per parlare con gli altri utenti; e perciò gli spiegai che se leggi qui ci trovi i nomi delle stanze, se clicchi qui puoi scrivere qualcosa, qui ci sono i nickname della gente con cui stai parlando e se fai doppio clic su un nickname puoi mandare un messaggio privato.
A questo punto del corso di formazione il mio allievo ebbe un moto di intraprendenza. Aveva trovato stimolante il messaggio privato. Io l’avevo menzionato en passant, per dovere di cronaca, ma lui esclamò: Davvero? E io sì, davvero. Poi mi chiese: Posso provare? E io sì, prova. Ero anche un po’ contento, almeno non stavo perdendo tempo, la cosa gli interessava.
Invece questa persona fece doppio clic su un nickname apparentemente femminile e deluse tutte le mie aspettative, tanto quelle più ingenue, quanto quelle più spregiudicate.
Aspettativa ingenua:
tizio: ciao
nicktizio: ciao
tizio: come ti chiami?
Aspettativa meno ingenua:
tizio: ciao
nicktizio: ciao
tizio: m/f?
Perché il senso della chat privata era abbastanza circoscritto, diciamo, o al sincero desiderio di portare avanti in privato una dotta conversazione su interessi comuni emersi dalla conversazione nella chatroom evitando (a) di monopolizzare la conversazione nella chatroom e (b) il fastidio dei messaggi delle altre persone che conversavano di altre cose, oppure al sincero desiderio di importunare delle ragazze. Invece la conversazione privata di questa persona andò – vado a memoria – più o meno così:
E poi nicktizio abbandonò la chat, e tizio rise di gusto.
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(1) Sicuramente era dopo il 2001, perché nel 2001 c’era ancora Napster, e prima di arrivare a WinMx ci sono stati due o tre altri programmini di filesharing. Sicuramente era prima del 2004, perché WinMx è stato chiuso nel 2004, e perché nel 2004 avevamo altri cazzi per la testa.
L’ultima volta che ho mangiato dei formaggini, se non ricordo male ancora non avevo la barba. Fino a ieri non ricordavo neanche che sapore avessero, né esattamente quale consistenza, e a essere sincero non è che ne sentissi la mancanza; anzi: i formaggini rientrano nel gruppo dei cibi che per quel che mi riguarda occupano il limbo delle cose che non mangerò mai, a meno che non me le regalino, in allegra compagnia di tonno in scatola, nutella, wurstel e altre due o tre cosette.
Ieri mattina sono andato a comprare del cibo d’emergenza in un supermercato aperto la domenica mattina – grazie, liberismo! – e alla cassa la gentile cassiera mi ha appunto regalato una confezione di formaggini, spiegando che sarebbero scaduti l’indomani, cioè oggi.
Il motivo per cui nella mia cosmogonia del cibo esiste il suddetto limbo è che determinati prodotti non mi piacciono e non li compro, però ho anche un’etica che mi dice che il cibo non si spreca, e quella roba lì, per quanto di dubbia origine, è pur sempre cibo, e per di più è cibo gratis: perciò l’accetto. Cioè, io mangio qualunque cosa: qualunque sapore, qualunque odore, lo considero un gusto; non esiste alcuna possibilità che io possa rifiutare di mangiare del cibo se ho fame, qualunque esso sia, e a me la storia che “de gustibus non disputandum est” non mi ha mai convinto. Dei gusti si deve parlare, i gusti vanno coltivati, il sapore nuovo o esotico va compreso, e i broccoli vanno mangiati, l’aglio e la cipolla anche crudi, e non considero un controsenso mangiare ciò che non piace. Quante cose che non ci piace fare, facciamo per senso del dovere? Anche evitare lo spreco di cibo, secondo me, è un dovere.
A dire il vero, una cosa che non mangio (e mai mangerò, giuro) esiste, ma fortunatamente la producono e consumano solo nell’altro emisfero, in quel pazzo mondo parallelo che è l’Australia: il Vegemite. Quale diabolico satanasso abbia potuto escogitare un barattolo pieno di siffatta merda, è ciò mi chiedo ogni volta che penso al Vegemite.
Tornando ai formaggini, dicevo che scadevano oggi. Era una confezione da 8, e ieri ne ho mangiati 3, spalmandoli lungo una baguette, insieme a dei salumi. I 5 restanti dovevo consumarli in giornata, ma sinceramente di fare una minestra o una pastina in brodo non ne avevo voglia. Eppure con il nevischio su Bologna sarebbe anche stata una buona idea.
Ho preso invece una ricetta trovata cercando formaggini ricette su Google, e l’ho adattata a quello che avevo a disposizione in casa: uova, sale, pepe, formaggini, prezzemolo.
La mia carta d’identità sta per scadere, così, dopo aver fatto una fototessera in cui sorrido come un cretino perché mi hanno obbligato a sorridere, e ho un occhio pepato per colpa del flash, sono andato all’anagrafe per rinnovarla. Non pensavo che mi avrebbe provocato una crisi d’identità.
…
«Professione… Studente?»
«No, non sono più studente.»
«E che cos’è?»
«Niente.»
«Ah ah! Allora era meglio studente…»
«Eh.»
«Quindi cosa ci scrivo?»
«Disoccupato?»
«No, non si può.»
«Ah.»
«Devi dirmi una professione, non possiamo mettere disoccupato. In cosa ti sei laureato?»
«Semiotica.»
«Bene. Quindi cosa sei?»
«Eh. Io direi semiologo, ma c’è anche chi dice semiotico, non è molto chiaro.»
«Ma che lavoro è?»
«Non è esattamente una professione, è un po’ come dire “filosofo”. Ma neanche Umberto Eco ci avrà scritto “semiologo” sulla carta d’identità, si figuri.»
«Ci metto “filosofo”?»
«No, non va bene. La semiotica non è proprio filosofia: sarebbe teoria della comunicazione, per intenderci.»
«Allora diciamo “comunicatore”! Le piace?»
«Sì, in teoria andrebbe bene, ma…»
«Senti: tu che cosa fai? Ti chiamano ogni tanto per lavorare?»
«Sì, ogni tanto qualche lavoretto lo faccio, anche nell’ambito della comunicazione.»
«Ti va se scriviamo “libero professionista”?»
«Libero professionista?»
«O preferisci “comunicatore”?»
«Ma è sicura che non si può mettere disoccupato?»
«Sicura.»
«Guardi, il problema è che “comunicatore” è quello che sono, ma attualmente non è la mia professione, e non so se lo sarà mai, e non so neanche se può essere considerata una professione, visto che comunicatori, in fin dei conti, lo siamo tutti. È una qualità dell’essere umano, diciamo. Se sulla carta d’identità lo Stato vuole che definisca la mia professione, io direi disoccupato, ma non si può. E lo capisco! Mi rendo conto che non avrebbe senso dire che sono un disoccupato professionista: disoccupazione è l’opposto di occupazione, sarebbe un controsenso, e ok. A questo punto “libero professionista” è meglio: è abbastanza generico da voler dire qualunque cosa; forse potrebbe definire anche la professione di disoccupato!»
«Andata? Libero professionista?»
«Sì, ma…»
«…»
«Ma non dovrei avere la partita Iva?»
«Non ce l’hai?»
«No.»
«…»
«…»
«Vedrai che te la fanno aprire.»
I miei buoni propositi per il 2013 riguardano la dieta. È vero che un po’ tutti usciamo dalle feste natalizie un po’ più gonfi di come ci eravamo entrati, ma questo è un altro problema (che risolverò andando in palestra, giuro). Qui vorrei parlare di due alimenti particolari che nel 2013 ho intenzione di eliminare definitivamente dalla mia dieta.
Tonno in scatola
Il primo è il miglior amico degli studenti: il tonno in scatola. Gustoso, versatile, facile da preparare, è l’ingrediente perfetto per condire paste e insalate, ma anche panini, per esempio creando una specie di salsa tonné molto grezza, con maionese e capperi (non fatelo a casa). Bene, è giunta l’ora di dire addio a questo magico alimento.
Il problema non è il tonno in sé, ma il modo in cui viene pescato: proprio perché le scatolette sono così gustose, versatili e facili da preparare, e dunque la domanda di scatolette di tonno sul mercato è molto elevata, la pesca al tonno è diventata un’attività produttiva che spesso sfocia nell’illegalità, e in ogni caso è eccessiva e rischia di minare la biodiversità marina. Il povero tonno pinne gialle, tanto reclamizzato dalle ditte ittiche della grande distribuzione, è quasi una specie a rischio, e se andiamo avanti così, la prossima scatoletta di tonno pinne gialle che apriremo sarà vuota.
Ieri sera sono uscito, non volevo pensare a Servizio Pubblico. Bologna era deserta, mezzo vuoto persino il bar sotto casa, di solito strapieno. Lo scontro finale tra i due giganti, tuttavia, mi è entrato nel telefono attraverso l’app di twitter, su cui nel corso della serata ho letto commenti preoccupati e rassegnati. Alla fine me lo sono visto pure io, ma solo dopo aver fatto di meglio.
Berlusconi
Durante il pomeriggio ero in chat con un amico, parlavamo della puntata di Servizio Pubblico di ieri sera come si parlerebbe della finale dei mondiali. Gli inglesi davano 5 a 1 che Berlusconi avrebbe lasciato lo studio, e 1,20 a 1 che sarebbe rimasto fino alla fine. Il mio amico puntava a monetizzare e voleva scommettere sulla fuga. Tuttavia era chiaro che Berlusconi non sarebbe mai fuggito: non avrebbe avuto alcun senso, Santoro non è Giletti. Santoro è il male, e il nostro eroe deve lottare fino alla fine per sconfiggere il male.
Cosa ha ottenuto Berlusconi?
1) Una fracca di voti, innanzitutto. Quelli che abbiamo visto nei servizi, gli imprenditori in difficoltà, i muratori che costruiscono case solo ai ricchi, erano gente che votava Berlusconi, e dopo il 2011 si era rifugiata nell’antipolitica. Hanno detto che non si fidano più di nessuno, che è meglio se vince Grillo, che non sanno proprio chi votare. Questo a inizio puntata, perché arrivati alle vignette (brutte) di Vauro, i signori intervistati in quei servizi e i tanti piccoli imprenditori come loro hanno ritrovato il loro leader, più giovane e più forte di prima, e pronto a battersi senza paura.
2) Polarizzare lo scontro. Berlusconi ha provato a far passare il messaggio – e probabilmente è riuscito a far passare il messaggio – che Monti non esiste. Lo ha detto chiaramente: gli italiani devono capire che devono votare o me o il Partito Democratico. Tertium non datur. Vuole il bipolarismo, e vuole che sia un bipolarismo sullo schema Berlusconi vs. Non-Berlusconi. Quale arena migliore di quella di Santoro e Travaglio per rinvigorire l’antiberlusconismo di cui Berlusconi stesso ha bisogno per esistere?
3) Ha ovviamente fatto notizia. Le ha sparate grosse: siamo da Santoro o siamo a Zelig?, ha fatto l’università o le serali?, gli italiani dovrebbero votare un solo partito: il mio, l’Italia è un paese ingovernabile, e le sempreverdi tiritere sul complotto comunista non erano deliri di un vecchio demente, ma la strategia di un candidato in difficoltà che vuole far parlare di sé sui giornali il giorno dopo.
4) Ha guadagnato rispetto anche agli occhi dei suoi avversari, e dunque ha guadagnato legittimazione. I ragionamenti che lui faceva, per quanto discutibili, “filavano”. Non ha mai perso il controllo, non ha mai fatto un passo falso.
Santoro e Travaglio
Se Berlusconi, ha vinto a mani basse, Santoro e Travaglio possono dirsi soddisfatti di essere tornati a casa con un saldo in pareggio. Hanno sicuramente perso la faccia dal punto di vista professionale, tanto che mi chiedo con quale coraggio torneranno a farsi vedere in tv la prossima settimana. Eppure in tv ci resteranno, perché lo show di ieri ha fruttato loro tanti «dindi» e tanto share.
Santoro e Berlusconi coppia comica ha pareggiato con Santoro incapace di far valere il suo ruolo di conduttore: di fatto era Berlusconi a condurre lo show, permettendosi di decidere come e quando rispondere, decidere se Travaglio dovesse spostarsi o restare alla sua scrivania, scegliersi gli interlocutori – esemplare quando si è rivolto al pubblico in studio, escamotage per spiegare al pubblico a casa delle cose con un tono tra il paternalistico e l’uomo di mondo, girandosi sulla sedia a sfavore di telecamera e a sfavore di Santoro.
Ma si sa, Berlusconi è incontenibile ed è uno showman nato, e nessuno può farci niente. L’unica cosa sensata che Santoro avrebbe potuto fare sarebbe stata fargli delle vere domande, delle domande scomode, delle domande sui suoi soldi, sui suoi contatti con la mafia, quello che ti pare, quello che tutti a casa si aspettavano, e aspettavano da vent’anni. Berlusconi ovviamente non avrebbe ammesso niente, ma avrebbe detto delle palesi e contraddittorie falsità (cosa che comunque ha fatto), e Santoro avrebbe potuto cacciarlo.
L’unica cosa sensata che Santoro avrebbe potuto fare era cacciarlo: avrebbe fatto la figura del giornalista che non ci sta a farsi prendere per il culo, e avrebbe portato comunque a casa un record di ascolti. Berlusconi avrebbe avuto meno visibilità, e meno positiva: oggi si sarebbe parlato di “Santoro caccia Berlusconi perché Berlusconi non risponde alle domande” e non di “Berlusconi ha stravinto il confronto e Santoro è un coglione”. Purtroppo che Santoro è un coglione è la verità, e le sole conseguenze possibili di questa verità sono quelle andate in onda ieri sera: uno spettacolino a colpi di tv, più che di politica.
Un esempio enorme è quello di Berlusconi che parlava di economia sommersa e Santoro, grandissima testa di cazzo, ma abile uomo televisivo, gli fa una domanda veramente a cazzo: anche se i soldi sono della mafia? Ovvio che sì: si parla di sommerso, non mi pare che la mafia paghi le tasse, dunque anche se i soldi sono della mafia. Ma era una finta domanda, che serviva solo a pronunciare la parola “mafia”, perché sapeva che questo avrebbe fatto breccia nei deboli cervellini lobotomizzati del suo pubblico che “sa tante cose”. Come un richiamo per cani: immagina un fischietto che ci soffi e fa uscire le paroline chiave “Berlusconi” “soldi” “mafia”: tutti lì a guardare. Poi chi se ne frega se l’argomento è un altro, ed era anche un discorso che aveva il suo perché.
Travaglio si è difeso abbastanza bene, ma il problema è che non doveva difendersi: doveva attaccare. Pessimo quando Travaglio (sei una testa di cazzo e avrei voluto sfondare il monitor con un pugno) ha detto: “Intervistare Berlusconi è il sogno della mia vita, e ora non ho domande”.
Infine, ingenua (e ancora una volta siete delle teste di cazzo) l’idea di mettere due belle signorine in studio: pensate che B. sia cosi sprovveduto da farsi scappare qualche commento sessista proprio nella tana del nemico? Ma siete due coglioni. In compenso gli interventi delle signorine erano completamente inutili e hanno abbassato molto i toni della serata. Non perché fossero sceme loro, ma perché quello doveva essere uno scontro testa a testa tra due (o tre) nemici storici. Le due signorine tenetevele per qualcun altro. Le due signorine si facciano un nemico loro. Berlusconi è il nemico di Travaglio e di Santoro: dovevano esserci solo loro due. Doveva essere una superintervista con domande vere e risposte puntuali. Doveva essere un testa a testa (a testa). Doveva essere all’ultimo sangue. E invece è stato un cazzo di teatrino di merda. Incapaci.
Voi
Se B. ha vinto, se Santoro e la sua crew sono rimasti in pari, chi ha perso? Avete perso voi. Avete perso voi “né di destra, né di sinistra” che vi credete tanto diversi dai vostri fratelli berluscones e invece siete come loro: siete dei Non-Berlusconi, siete dei potenziali berlusconiani che si differenziano dai berlusconiani solo perché avete un altro leader. Voi siete quello che Berlusconi vuole: voi siete il nemico che gli serve per esistere. Voi siete il liberismo, voi siete la destra populista del terzo millennio, voi siete la politica di merda di questo paese, esattamente come i berlusconiani. A voi piace Santoro, Travaglio, come ai berlusconiani piace Berlusconi. Quante volte avete goduto durante i monologhi di Travaglio? Quante volte vi siete rivisti la famosa telefonata di Berlusconi? Quante volte avete guardato AnnoZero come una partita di calcio in cui giocavate sempre in casa? Perché anche a voi l’idea della politica calcificata, del campione che scende in campo, del dibattito come una partita in cui si vince o si perde, vi piace da morire. Avete perso voi che volevate uno scontro diretto e non lo avete avuto: il vostro campione si è cacato sotto, mi dispiace. Avete perso, come quando perde la vostra squadra del cuore e dite che avete perso voi. Avete perso voi che vi credete l’alternativa, e invece siete uguali a tutti gli altri. Avete perso voi che pensate che la vostra sia politica e quella di Berlusconi no. Avete perso voi che credete nella Rete, e su internet ci guardate la tv. Tutti voi che non sapete che cos’è la politica, ma vi credete all’altezza di andare in Parlamento. Siete allenatori da bar, siete politici da bar.
E chi voterete alle prossime elezioni? Io lo so. Bravi. Il cambiamento, proprio.
Una volta c’era lo sberleffo. Uno faceva il suo nome e l’altro ‒ la fidanzata, l’amico, il passante, il conducente dell’autobus ‒ rideva. Oggi ‒ più precisamente ieri sera ‒ se qualcuno ‒ tipo uno che ti hanno appena presentato ‒ lo nomina per parlare del più e del meno, dopo aver esaurito l’argomento ti-ricordi-la-nevicata-di-febbraio, durante una pausa sigaretta sulla soglia della birreria artigianale tal dei tali (esempio) tutt’intorno la gente si allerta e uno sconosciuto ‒ che magari è un omone di mezza età con i capelli lunghetti e la barba incolta da intellettuale e le mani da camionista (esempio) ‒ chiede «Perché? Chi lo vota? Voi?», e si vede che ha paura.