Una proposta ai sindacati

Fermata dell’autobus, 15/12/2011.

Zaino in spalla, guardo l’orario del prossimo 14 per andare in biblioteca. Un umarell mi sorprende chiedendomi, sconsolato come se stesse aspettando da quando era giovane: «Passerà?»

«Be’, certo», gli dico. «Dovrebbe passare tra due minuti». Sorrido ma mi sento stupido perché non capisco il senso della sua domanda. Per fortuna poi aggiunge: «C’è sciopero, sai? Non è detto che passi…».

E niente, abbiamo aspettato lì una ventina di minuti in cui l’umarell ha fatto solo un timido tentativo di continuare la conversazione a cui ho risposto con una menzogna per non fargli pesare il fatto che sono giovane e non soffro il freddo ‒ «Mi pare che fa freddino oggi, eh?» «Eh già. Pensi, sono uscito senza sciarpa, non immaginavo facesse così freddo fuori» ‒ e poi è andato a seminare il panico informando dello sciopero altri ignari utenti dell’Atc. Io invece me ne sono ritornato a casa.

E ora dico una cosa che volevo dire già da tempo.

Cari sindacati, a cosa serve lo sciopero nel terziario? A creare disagio? E a che serve creare disagio? A danneggiare l’azienda e a raccogliere il consenso dell’opinione pubblica che, vedendo mancare improvvisamente i servizi di cui sono abituati a usufruire, si informerebbe sul motivo dello sciopero e penserebbe che i datori di lavoro sono nel torto?

Secondo me, cari sindacati, non funziona. Il danno all’azienda non sarà così ingente, tutt’al più gli fareste un danno d’immagine che non comporterà nessuna conseguenza nei casi (come l’Atc, o le Fs) in cui al momento possiamo parlare di monopolio, praticamente. Secondo me il danno maggiore lo fate ai lavoratori, che verrebbero accusati di essere comunisti e fannulloni (vi dicono niente queste parole? E se dicessi anche 17 anni di governo?). Incrociare le braccia va bene per gli operai, e ancora di più funzionava quando gli scioperi duravano anche un mese ‒ ma oggi nessuno si può permettere di incrociare le braccia per un mese. Se gli operai smettono di lavorare, l’azienda sì che viene danneggiata, ma se smettono di lavorare i conducenti degli autobus il danno più grave lo subiscono gli utenti del servizio.

Nel terziario, secondo me, cari sindacati, serve una strategia di lotta di classe diversa, e cioè lavorare. Sì, proprio così. Lo so che sembra una roba di destra, «Andate a lavorare, comunisti!», ma non è questo che vi sto dicendo.

La mia proposta è: lavorare normalmente, ma senza far pagare il biglietto. Danno all’azienda e appoggio degli utenti che vi ameranno. Quanto al disagio, ci sarebbe anche quello, e sarebbe costruttivo per la società. Immaginate un giorno di protesta delle Fs: tutti gli studenti pugliesi che devono andare da Bologna a Bari prenderebbero d’assalto tutti i treni pur di viaggiare gratis, ma si troverebbero ad affrontare 7 ore di viaggio in condizioni disumane: oltre a viaggiare gratis, scoprirebbero l’importanza di pagare il biglietto per avere un servizio decente ‒ meno persone e magari anche un posto assegnato.

Che ne dite, cari sindacati? Lo facciamo?