Ogni compleanno è un punto e virgola: è un’occasione per riflettere su quanto si è fatto nella propria vita, per tirare le somme, fare bilanci, sentirsi soddisfatti o considerare tutto sbagliato e decidere di ricominciare da capo; ed è, il compleanno – o, meglio: tutto il pacchetto di riflessioni che esso induce –, l’occasione migliore per capire che non è consentito mettere un punto e andare a capo; si può, però, mettere un punto e virgola e continuare a scrivere la storia facendole prendere svolte inattese, aprendo parentesi, ricamando note al margine che siano notevoli e non marginali, e collegamenti ipertestuali; ci si può divertire, sbizarrirsi; non lasciare della propria vita uno scarno elenco puntato di quel che si è fatto, ma un lungo periodo di prosa scintillante dal ritmo incalzante – tutto sta nell’esercizio quotidiano: nel vincere la pigrizia a cui ci pieghiamo ogni volta che tracciamo una riga traversa sopra l’archivio di righe verticali sul muro della cella alla fine del quinto giorno, e nel prendere in pugno la penna e iniziare a riempire le righe di un foglio con tutte le cose che ogni giorno viviamo, nel quotidiano – e facendo un uso appropriato del lessico; si può, per esempio, parlare di un’altra noiosa giornata di pioggia e di studio in termini di curiosità, meraviglia e poesia; si può prendere di petto la sfida al punto da trovare argomenti per riempire le righe anche quando oggettivamente non ci sarebbe nulla di così sensazionale da ricordare; e sono quelli i momenti in cui si scrivono le cose più belle, perché ci si affida solamente al proprio talento, alle proprie energie, tirando fuori – e stupendo persino sé stessi nel farlo – la tenacia che è propria di chi non si vuole fermare e che sa che quella, che sembra soltanto una frase che nessuno mai citerà, è destinata a diventare un pezzo grande della propria storia; e non parlo di medaglie, onori e gloria, ma di quei punti di snodo che portano il discorso a vette prima neanche immaginate; perché è così, è sempre così, e non è facile retorica, ma un chiara implicazione logica basata sul principio che a un massimo dispendio di energia corrisponde il massimo grado di soddisfazione; è un po’ come quando vai in palestra e corri sul tapis roulant – o, almeno, è una cosa che a me succedeva in quella situazione –, e all’inizio vai piano e ce la fai e ti annoi e non vedi l’ora che finisca, ma poi, aumentando la velocità – io ero masochista e me l’aumentavo da solo di un bel tot ogni minuto – e correndo a falcate sempre maggiori in un tempo sempre minore, arrivando all’ultimo minuto a una velocità davvero spropositata – tanto che le gambe arrivano ad essere orizzontali e non cadi con le palle sull’affare che rotea vorticosamente solamente per un miracolo della gravità, e i polmoni ti bruciano e il cuore ti scoppia e il sudore ormai ha sostituito le lacrime e ti acceca –, be’, alla fine di quei venti minuti – no, non dieci: venti; l’ho detto che sono masochista, no? – mentre il tapis roulant rallenta e ti accompagna per due minuti verso un battito cardiaco più umano, ti senti grande; be’, è più o meno lo stesso per ogni cosa della vita; e sta tutto qui, nel mettercela tutta; ed è quello che farò, a cominciare da domani, ché oggi è il mio compleanno e mi sembra anche giusto godermi un po’ di relax e ricevere qualche visita (non che aspetti chissà chi, ma c’è una signorina che verrà addirittura da Venezia, e devo fare gli onori di casa); ma da domani inizierà a farsi sentire sempre più greve l’inesorabile incedere del primo esame bolognese, e dovrò arrivare lì preparato, sebbene, essendo sessantasettesimo nella lista, potrei anche studiare tutto il programma mentre la professoressa interroga i sessantasei che vengono prima di me; e poi, sempre domani, inizia il corso di una professoressa che può testimoniare che con il punto e virgola si vive meglio, e, anche solo per questo, devo riuscire almeno a non arrivare in ritardo alle sue lezioni; e non solo: ci sono ancora quasi due mesi di inverno prima che arrivi la primavera; ci sono ancora molti luoghi da visitare, e la precedenza va a Casalecchio di Reno, perché è il capolinea dell’autobus che prendo ogni giorno e sono troppo curioso di vedere dove va a finire; d’altra parte, voglio anche mantenere i contatti con la mia terra, l’Alta Murgia, Altamura, e tenermi sempre informato su quel che accade, cercando di contribuire al dibattito, e magari, da un punto di vista così distante, dare un contributo diverso e in qualche modo costruttivo (ché è una terra che ha tanto bisogno di diversità); e poi ci sono i mille progetti che ho in testa, dei quali se riuscirò a realizzarne mezzo sarò più che soddisfatto; ho edificato una torre di libri sul comodino, e ho intenzione di abbatterla; devo assolutamente impegnarmi al massimo alla ricerca di un qualunque locale, anche una bettola pulciosa sotto il portico più buio, in cui la birra costi poco (perché 4 euro non sono pochi!); e, soprattutto, mi sa che dovrò decidermi a mettere qualche punto e virgola in meno: per ora, questo è l’ultimo;
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