Stanotte mi sono addormentato con un pensiero: avevo venti euro, e si erano volatilizzati. Ho controllato ovunque, ma non c’erano da nessuna parte. Poi, dopo aver spento la luce, mi è sovvenuto che forse li avevo messi distrattamente nella tasca del cappotto, e li avevo dimenticati lì; ma avevo troppo sonno, e la luce era già spenta: «Guarderò domani».
Ho lezione ogni mattina alle 11h00, ma metto la sveglia alle 7h30 perché sono vittima di una quantità inverosimile di paranoie: ho bisogno di almeno mezz’ora per svegliarmi completamente (devo restare almeno mezz’ora in dormiveglia nel letto a pensare a tutte le cose da fare durante la giornata e a cercare in ognuna di esse un lato positivo che mi giustifichi ad iniziare con buon umore la giornata), mezz’ora per fare colazione (devo innanzitutto decidere se fare colazione; poi decidere se bere, oltre al caffè, anche una spremuta o un tè; quindi decidere se voglio anche mangiare qualcosa, e, in tal caso, scegliere tra frutta o dolce; e, in caso di frutta, se non voglio la spremuta, scegliere tra mandarini e arance, se invece ho scelto spremuta, restano i mandarini; ma, se invece scelgo dolce, allora posso scegliere tra biscotti, pane e nutella, solo un cucchiaino di nutella, o varie ed eventuali alternative disponibili; dopo di ché, posso procedere con la preparazione della colazione), dai cinque ai dieci minuti per fumare una sigaretta (dopo il caffè è d’obbligo, e va preparata con cura, scegliendo la giusta dose di tabacco da rollare: di mattina una sigaretta troppo piena mi disturba, ma se ne metto troppo poco, rischia di fallire la fase successiva), pochi secondi per correre in bagno (non appena l’infernale combinazione caffè-sigaretta fa il suo effetto), dai 15 ai 20 minuti di meditazione (o leggo qualcosa, oppure medito su come è andata la prima mezz’ora della giornata rispetto a quello che avevo previsto nella mezz’ora di meditazione in dormiveglia, per fare una valutazione statistica dell’attendibilità delle mie ottimistiche prospettive di arrivare alla sera soddisfatto), un’oretta abbondante per aggiornarmi sui fatti del mondo con un’attenta rassegna stampa online (basterebbe anche meno, visto che i giornali dicono pressoché le stesse cose, ma contemporaneamente mi informo anche sugli aggiornamenti dei blog che seguo, controllo l’e-mail e medito se sia il caso di richiedere di cancellare la mia iscrizione a certe newsletter, saluto qualche amico nullafacente su messenger), una mezz’oretta per lavarmi e vestirmi (qui c’è poco da pensare, visto che indosso le prime cose che mi capitano tra le mani), e il tempo che resta basta per arrivare a lezione anche con qualche minuto di anticipo.
Questi sono i motivi per cui metto la sveglia con tanto anticipo, ma di solito non va proprio così ed è già tanto se riesco ad arrivare a lezione con meno di venti minuti di ritardo. Stamattina, per esempio, mi sono svegliato alle 9h30, ho guardato l’orario e ho esclamato: «Ma porca pu—!»; ma, mentre esclamavo, mi sono riaddormentato e mi sono svegliato alle 11h07. Sono scattato in piedi, e alle 11h20 ero già pronto per uscire. Prima, però, mi sono ricordato di controllare se nella tasca del cappotto, tra le altre cose, ci fossero i venti euro che non trovavo: ho infilato la mano, e ho tirato fuori 50 euro; sorpreso, ho guardato di nuovo nel portafogli, e i venti euro erano dove avrebbero dovuto essere, sebbene per qualche motivo non riuscissi mai a vederli.
In conclusione, sono arrivato all’università con quasi un’ora di ritardo, ma ho imparato una lezione altrettanto importante. Il mattino ha l’oro in bocca: basta lasciarlo lievitare.
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