No comment
Sento che dovrei dire qualcosa su chi ha davvero fiducia in Berlusconi e su chi non ha mai avuto fiducia in sé stesso, sui voti comprati e venduti al mercato, sui politici e sulla politica, sulla Cepu, sui Valori dell’Italia, sul precariato del lavoro, della vita, dei sentimenti e forse perfino della morte, sulla rabbia e sulla frustrazione, sui centomila studenti, sui venti violenti, sugli scontri in strada, sugli infiltrati, sui lacrimogeni, sui manganelli e sulle auto in fiamme, sui cappucci, sui passamontagna e sulle pale, sulle pistole, sui pestati e sui calpestati, su Kossiga, su Maroni, su Tremonti, sulla Grecia, sull’Irlanda e sull’Europa, o sul Terzo Polo, ma in fondo a cosa serve commentare?
La semplice esposizione dei fatti, o – ancora meno – il semplice elenco di quelle che potrebbero essere le tag degli ultimi due giorni, è sufficiente. È tutto fin troppo chiaro e temo, anzi, che un commento possa sminuire l’efficacia dell’elenco, la potenza del suo darsi fuori dall’interpretazione.