Le stelle rosse

Ariete (21/3-20/4)
La primavera è ormai alle porte, compagno dell’ariete, ed è tempo di elezioni. Non mi sembra il caso di dare il tuo voto a uno che potrebbe far sprofondare il tuo paese in un lungo inverno nucleare.

Toro (21/4-20/5)
Non puoi pretendere che tutti abbiano letto Il Capitale, compagno del toro. Prova, invece, a spiegare ai tuoi compagni l’idea di società in cui credi: è questo il compito di un leader.

Gemelli (21/5-21/6)
Ti trovi in una posizione di superiorità rispetto ad alcuni capitalisti, compagno dei gemelli. Se vorrai approfittarne per vendicarti, ricorda che è proprio ciò che si aspettano da te. Non cedere, o gliela darai vinta.

Cancro (22/6-22/7)
Il capitalista conserva gli oggetti, il comunista conserva i ricordi. Cerca di non legare i tuoi ricordi alle cose, compagno del cancro: con il tempo, inevitabilmente, si sciuperanno.

Leone (23/7-22/8)
Il capitalismo blocca la crescita, compagno del leone: ci fa comportare come bambini capricciosi per tutta la vita. Smetti di chiederti cosa vuoi e inizia a chiederti cosa vuoi fare.

Vergine (23/8-22/9)
Sta per chiudersi un periodo importante della tua vita, un periodo di formazione. D’ora in poi avrai più responsabilità, compagno della vergine. Cerca di non dimenticare mai da che parte stare.

Bilancia (23/9-23/10)
Non chiuderti davanti a nuove conoscenze che non ti piacciono, compagno della bilancia. Sotto le mentite spoglie di un capitalista potrebbe celarsi un grande eroe rivoluzionario che vuole metterti alla prova.

Scorpione (24/10-21/11)
Basta guardarti indietro, compagno dello scorpione. Non ha senso chiedersi come sarebbe se il Muro di Berlino ci fosse ancora, né costruirne un’altro oggi.

Sagittario (22/11-21/12)
Ciò che fa del capitalismo il male assoluto è che non ha alla base nessuna idea di società e umanità, ma solo il profitto. Perfino Hitler, a modo suo, agiva per il bene comune. E tu?

Capricorno (22/12-20/1)
Se l’unione fa la forza, l’individualismo è una debolezza. Tuttavia in questo periodo è meglio fare tutto da solo, compagno del capricorno.

Acquario (23/1-19/2)
Ora più che mai vale il motto «Lavorare meno, lavorare tutti!», compagno dell’acquario. Sia se lavori troppo, sia se passi le giornate a girarti i pollici.

Pesci (20/2-20/3)
La primavera è la stagione dell’amore, compagno dei pesci. Se hai puntato qualcuno, vai sicuro: hai la carica irresistibile di un’Armata Rossa, rossa di passione.

Cani in calore

Uno dei miei coinquilini – non sono razzista – è un cane. Da qualche giorno è iperattivo e si lamenta sempre, passa molto tempo nel balcone o a grattare la porta per chiedere di uscire: è in calore, fiuta gli odori della primavera, delle cagnette che sculettano nei paraggi; e soffre.

Io non posso farci niente: deve aspettare il suo padrone, per uscire; e quando esce deve obbedire al suo padrone e limitarsi a fiutare: guardare e non toccare.

In primavera i cani soffrono molto; e la loro sofferenza si chiama astinenza: i padroni vietano ai loro cani di accoppiarsi liberamente, perché ciò comporterebbe loro (ai padroni) una serie di complicazioni.

I cani, in primavera, fiutano, desiderano, soffrono. Questo perché la loro è un’intelligenza semplice che risponde agli stimoli con l’istinto senza preoccuparsi troppo delle conseguenze (anche perché non s’è mai sentito un caso di cani sieropositivi).

Anche l’uomo, come il cane, fiuta, desidera, soffre; ma l’uomo, a differenza dei cani, non deve rispondere a un padrone che gli impone il proprio bene e il proprio male, la propria idea di umanità: può capire da sé a cosa va incontro, e agire con coscienza.

Perciò, non parliamo di umanizzazione della sessualità: è disumano.

Quelle belle giornate

La lana soffocante del collo del maglione che, in certi momenti, e a seconda del passo (o della posa momentanea), apriva spiragli a qualche afosa vampata di odori sgradevoli che saliva dall’interno e finiva a irritarmi la barba; le mani che non riuscivano a non essere appiccicose e maneggiavano male le sigarette; l’impressione di cottura lenta che mi portavo addosso col cappotto, scuro abbastanza da surriscaldarsi; la fatica sofferta dai piedi negli anfibi, esausti; il prurito indomabile che mi mangiava la testa, (e il naso), (e le orecchie); l’insopportabile fastidio di sentirmi sbagliato, impreparato, fuori luogo, sorpreso da una primavera indubbiamente precoce; l’odioso pensiero di andare a segregarmi nel buio, nel fresco e nel silenzio della biblioteca, così artificiali nel contrasto con tutto il resto da sembrarmi diabolici e ingannevoli e poco convincenti effetti speciali di un teatrino di marionette infernali dall’aria molto molto sospetta; il ghigno malefico del sole a mezzogiorno: no, era troppo; davvero.

Per fortuna nel pomeriggio è tornata la pioggia: per fortuna. Stavo quasi iniziando ad abituarmi al cielo chiaro, all’idea di vestirmi leggero; insomma, a quelle belle giornate.